Scrivere di getto, vivere di emozioni. Conversazione con Domenica Tuzzo

Parlare con Domenica Tuzzo significa entrare in una dimensione in cui la parola non è mai costruzione artificiosa, ma gesto istintivo, quasi inevitabile. Le sue risposte, brevi e nette, somigliano molto alle sue poesie: arrivano dritte, senza mediazioni, e restano.

Le chiedo della sua formazione classica e giuridica, apparentemente lontana dalla scrittura poetica. Domenica sorride, come se la domanda la divertisse.

«Credo che gli studi umanistici e il lavoro di avvocato non abbiano influito sul mio modo di scrivere. Questo amore nasce dalle emozioni che vivo quotidianamente, dal modo in cui mi relaziono con gli altri.»

È una risposta che dice molto: la scrittura, per lei, non è tecnica né disciplina, ma relazione. E forse proprio qui si innesta quella forza intimistica che attraversa i suoi testi. Le parlo di questa dimensione affettiva, chiedendole se scrivere sia testimonianza personale o tentativo di universalità.

«Nasce da un bisogno di condivisione, di far conoscere il mio modo di relazionarmi con tutto ciò che mi circonda.»

Non c’è alcuna pretesa di “dire per tutti”, eppure è proprio questa autenticità a rendere la sua parola condivisibile.

Quando parliamo di  Napoli da un oblò, la voce di Domenica cambia leggermente, si scalda. Napoli non è solo una città: è un luogo emotivo.

«È stata un’esperienza intimistica, un sovrapporsi di emozioni su emozioni che ancora oggi non riesco a spiegare. Amo Napoli in maniera viscerale e passionale e questo amore continua a sorprendermi.»

Nel libro, prosa e poesia convivono senza attriti. Le chiedo se questa fusione sia una scelta consapevole.

«No, nasce dall’emozione. È lei che mi suggerisce se scrivere in prosa o in versi.»

Anche il processo creativo è coerente con questa visione: nessuna lunga revisione, nessuna limatura ossessiva.

«Raramente rivedo ciò che scrivo. Scrivo di getto, una poesia nasce in un lasso di tempo brevissimo.»

È una poetica dell’istante, dell’urgenza. Lo stesso vale per l’amore che attraversa la raccolta Un amore così grande. Non un amore idealizzato o romanzesco, ma radicato.

«È l’amore per gli affetti familiari, per i ricordi d’infanzia, per il mio paese.»

Parlando di luoghi, emerge con chiarezza quella che lei stessa definisce una “geografia emotiva” della scrittura.

«È legata a ciò che una città può suscitare, quando ti rapisce cuore e mente. A me è successo con Napoli.»

Eppure Domenica vive in Sicilia, immersa in una dimensione completamente diversa: la campagna, l’agricoltura biologica, i ritmi lenti.

«Sì, vivere in campagna mi ha aiutato molto. La vita bucolica ha ritmi cadenzati, favorisce la tranquillità e la riflessione.»

Le chiedo dove ponga il confine tra autobiografia e letteratura. La risposta è, ancora una volta, istintiva.

«Scrivo d’impeto, quindi non riesco a mettere un confine.»

Infine, uno sguardo al percorso complessivo. Tradizione o autonomia?

«Mi sento una voce autonoma. Non seguo schemi metrici: sarebbe come mettere una catena alla mia penna.»

Ed è forse questa l’immagine che resta più impressa: una penna libera, che non accetta costrizioni, che segue il battito delle emozioni. La scrittura di Domenica Tuzzo non chiede permesso, non cerca legittimazioni. Esiste perché deve esistere. E, proprio per questo, arriva al lettore con una forza silenziosa e duratura.

Breve profilo biografico

Domenica Tuzzo nasce a Palermo e vive a Balestrate, in provincia di Palermo. Dopo una formazione classica al Liceo “Clullo d’Alcamo”, si laurea in Giurisprudenza ed ha esercitato la professione forense

Accanto al percorso giuridico, coltiva da sempre una profonda passione per la scrittura, che prende forma in testi poetici e in una prosa fortemente intimistica, legata agli affetti, ai luoghi e alla memoria. Dal 2012 si è  dedicata anche all’agricoltura biologica, gestendo un’azienda nel territorio di Partinico: un’esperienza che ha inciso profondamente sul suo rapporto con il tempo, i ritmi naturali e la riflessione, influenzando anche il suo modo di concepire la parola poetica. Dal dicembre 2024 interrompe la vita bucolica, avviando una nuova fase personale ed espressiva.

È autrice di Napoli da un oblò (2023), guida culturale e sentimentale che intreccia prosa e poesia in un racconto emotivo della città partenopea, con la quale intrattiene un legame profondo e viscerale, e della raccolta poetica Un amore così grande, incentrata sugli affetti familiari, sui ricordi d’infanzia e sul legame con le proprie radici.

Accanto a queste opere, ha scritto il romanzo storico-sentimentale Candy Boy, ambientato a Napoli nel periodo dell’ingresso in città delle truppe anglo-americane, e una silloge poetica dal titolo Il felice canzoniere. La sua scrittura, spontanea e priva di schemi metrici, nasce di getto ed è espressione diretta di un sentire autentico e personale.

Francesco Pintaldi

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